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La lontananza ed il dono dell’ubiquità

 

"Ubiquità" acquerello su carta - 2013 - Fanny Raponi

“Ubiquità” acquerello su carta – 2013 – Fanny Raponi

Sempre più persone lasciano la propria terra d’origine, per studiare, per lavorare, per amore, perché non c’è altra scelta.
Poi alcuni dopo molti anni tornano, perché hanno un progetto che solo lì può realizzarsi, per lavoro, altri per amore.
Come ogni scelta, ha almeno due risvolti e molteplici colori e gradazioni.
Il cuore e la mente sono irrimediabilmente spaccati a metà, oppure sdoppiati. 
A volte prevale il senso di ricchezza estrema per avere due città amate, due scrigni di vissuto prezioso, amicizie importantissime qui e lì; a volte prevale il senso di lacerazione, perché il desiderio più grande sarebbe avere il dono dell’ubiquità.
Sono qui, ed amo questa terra che pur essendo stata bonificata è rimasta selvaggia, è in balia di feroci predatori e degli agenti atmosferici, ma anche popolata di persone altruiste ed oneste, ad alcune delle quali sono profondamente legata, e poi….la natura a volte ti lascia senza fiato, il silenzio e la calma sono gli ingredienti fondamentali per creare. 
Sì, per creare è il luogo ideale, per me, in questo momento.

Mentre sono impegnata riesco a controllare le emozioni contrastanti che si scatenano, la mancanza ed il desiderio…ma a volte, come oggi, alla vigilia di un evento importante vorrei avere accanto i miei amici lontani, vorrei essere qui e lì contemporaneamente.
Si ride e si scherza con tutti gli amici, ma ogni risata ha una peculiarità, ora sono a Latina, quindi, mi sembra naturale che tutta la mia malinconia sia rivolta alla metà del cuore che ho lasciato a Milano.
Il mio pensiero va alle risate che hanno particolari colori, sfumature, abiti, accenti e nazionalità, le storie raccontate, i momenti importanti e seri, quelli in cui i cervelli si perdono nella follia creativa; sono sfumature bionde, more, lisce e ricce, nero, viola, milanesi doc, brianzole, di terre più calde con splendido mare, sfumature che hanno un aroma di caffè, di tabacco, di vini rossi e corposi, di “epices”, musiche di danze ottocentesche, jazz e swing, l’Ave Maria, le frasi finite con versi di canzoni….

So già chi sta avendo un picco glicemico! 
Allora, richiamo all’ordine la mia parte sdolcinata.
Non concludo questo flusso di pensieri, perché una conclusione non c’è, a meno che qualche alchimista non sia in grado di farmi il dono tanto desiderato..

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